BOT. SIAMO DI FRONTE AD UNA INVASIONE?

12 dicembre 2017

Bot, ovvero Chatbot, socialbot, commercebot, contentbot, oggi sono migliaia i programmi che simulano una conversazione tra robot e essere umano. L’eterna lotta uomo-macchina, oggi, si gioca sui contenuti.

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BOT, abbreviazione di robot, ovvero software che, sfruttando gli stessi canali utilizzati da utenti del genere umano, sono in grado di svolgere i compiti più vari in maniera completamente autonoma. Tutto merito dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Questa capacità fa sì che, soprattutto negli ultimi anni, i bot si moltiplicassero a dismisura e così le loro funzionalità e le loro applicazioni. Una tendenza che ha finito con il creare confusione tra gli utenti, anche tra i più esperti.

Ma andiamo con ordine. Il mondo dei bot è piuttosto ampio: i più diffusi, su cui ‘inciampiamo’ più spesso, sono le chatbot che non sono altro che una tipologia di bot che interagiscono con gli utenti tramite, appunto, una chat. Si stima che nel prossimo futuro le ChatBot saranno un’opportunità per le aziende che si sfideranno nella creazione di nuovi contenuti mirati ad incrementare le vendite online, a generare nuovi servizi automatici di assistenza e nuove pubblicità accattivanti sempre più personalizzate, calibrate sugli interessi di un cliente specifico o di un target preciso di utenti.

Poi ci sono i socialbot, ovvero dei profili falsi utilizzati su vari social network per fare volume online. Già oggi chattiamo con loro, pensando che siano persone vere. Nella pratica, ogni azienda con una pagina pubblica può già sviluppare il suo per far si che risponda, con un set di frasi preimpostate, alle domande degli utenti.

Quando atterriamo su un sito di vendite on line, ve ne sarete sicuramente accorti, spunta subito il Commercebot , che consente di navigare selezionando e acquistando prodotti senza mai lasciare la finestra di Messenger. Cugino di primo grado del Commercebot è il Customer service bot – attivo H24 – risponde alle richieste e ai reclami e dà informazioni rilevanti in qualsiasi momento della giornata.

Ma quelli che destano più attenzione tra tutti, sono i Contentbots che forniscono notizie customizzate e avvisi su argomenti scelti dall’utente. Nel mondo i contentbot esistono già da qualche anno e portano importanti vantaggi monetari. Qualche esempio? Bene sappiate che solo lo scorso anno circa 850 storie sono state create da Heliograf, piattaforma di storytelling automatizzato del Washington Post. Heliograf si occupa di risultati di eventi o brevi news, poiché produce articoli e post sui social media, soprattutto Twitter.

Associate Press, agenzia stampa storica degli Stati Uniti (con ben 171 anni di storia alle spalle) si è lasciata sedurre anch’essa dai contentbot, avvalendosi della ‘penna’ di Wordsmith, piattaforma di Automated Insight, per creare notizie.

E ovviamente Google poteva rimanere a guardare? Nein. Con oltre 800.000 dollari di investimenti, Google ha prodotto RADAR (Reporters And Data And Robots), una piattaforma per scrivere news. E, rullo di tamburi, persino un romanzo a quattro mani, frutto di una collaborazione tra un uomo e un robot.

I robot sono tra noi e hanno intenzione di restare. È iniziata una nuova invasione?

 

 

 

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