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CITY BRANDING: TOP & FLOP!

18 Luglio 2018 /

City Branding. Oggi tutto ha un marchio, proprio tutto. Essere originali è sempre più difficile. E la corsa a farsi notare, mista ad una certa sciatteria ed inettitudine professionale, è causa di clamorosi orrori che suscitano polemiche soprattutto sui social. E anche le città non sono da meno.

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D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Scriveva così Italo Calvino ne Le città invisibili, dimostrando ancora una volta di essere un precursore dei tempi, un seminatore di intuizioni a cui tutti gli altri sarebbero arrivati, loro malgrado, molti anni dopo.

Oggi c’è una sfida in atto tra le città che si gioca sul terreno del marketing e dell’identità visiva. Con il city branding  si deve riuscire a incarnare tutti quegli elementi che identificano il buon vivere di un territorio, che va ben oltre il legame con simboli e opere architettoniche ma include – e presume – la corretta governance di tutti gli asset urbani e un’efficiente fruizione dell’area cittadina da parte di abitanti e turisti. Così come per i marchi dei prodotti, anche i city brand, per avere successo, devono risultare attraenti, riconoscibili, e, quindi, in grado di promuoversi all’esterno valorizzando arte, cultura e paesaggio. Non a caso, per descrivere il fenomeno qualcuno ha parlato di economia della bellezza.

Un buon progetto di city branding dunque dovrebbe riuscire a trasmettere al pubblico i valori che la città vuole rappresentare. Ma non tutti riescono nell’intento. Eh no. Proprio no.

Vediamo insieme alcune buone pratiche di city branding, che hanno fatto scuola e che hanno ricevuto ampi riconoscimenti e, in seconda battuta, quelli che sono stati salutati dall’opinione pubblica come veri e sonori flop.

PORTO

Una delle identità visive più interessanti tra quelle realizzate di recente c’è Porto: semplice ed incisiva, nessun gioco di parole che storpia il nome della città. Formata da un alfabeto di illustrazioni che formano un mosaico che compone l’immagine della città, come le famose mattonelle. Il risultato è esteticamente gradevole e funzionale dal punto di vista delle numerose applicazioni.

 

I AMSTERDAM

Situato nella piazza Museum Quarter, sul retro del Rijksmuseum, lo slogan I amsterdam è diventato in breve un’icona della città e un ricercatissimo set fotografico. Sí, perché i turisti amano farsi ritrarre abbracciati e a cavalcioni delle lettere, e queste gustose scene sono spesso d’ispirazione per altri fotografi improvvisati. Alte più di due metri, le lettere dello slogan raggiungono la larghezza di 23.5 metri. Un altro gruppo di lettere cambia spesso posizione, facendo capolino in luoghi inaspettati in occasione di sfilate di moda, fiere o festival.

 

BARI. NEVER ENDS.

In casa Italia, un logo degno di nota e che ha ricevuto diversi plausi, è senza dubbio il nuovo logo del capoluogo pugliese (ma non possiamo dire lo stesso del logo della regione Puglia, sic!). La ‘B’ con gli elementi architettonici della basilica di San Nicola, la ‘A’ con la forma del lungomare, la ‘R’ con la forma della mezzaluna tipica di panzerotti e focaccia, la ‘I’ con il maxi pilone del nuovo ponte Adriatico. Sono i quattro caratteri, diversi l’uno dall’altro, che compongono il nuovo logo della città di Bari. Accompagnato dal messaggio ‘never ends’.

 

Entriamo in zona flop…

 

FIRENZE

Quando tocchi Firenze, l’eco arriverà fino in capo al mondo. E se sbagli, paghi. Ed è quello che è successo con il nuovo logo di Firenze, varato circa 4 anni fa a seguito di un concorso lanciato dall’allora sindaco Matteo Renzi e sponsorizzato dalla tedesca Audi. 15mila euro in palio, 5mila proposte, un vincitore con un logo che non presenta immagini, ma solo il nome della città, declinato in latino, in inglese e francese, in tedesco e in spagnolo. Idea molto discutibile. Soprattutto se è anche già vista: il logo di Praga è praticamente uguale a quello di Firenze, e la cui somiglianza è stata criticata in lungo e in largo sulla rete.

Risultato? Logo durato quanto un gatto in tangenziale: ritirato e ripristinato il caro giglio fiorentino! Con quello non si sbaglia mai.

 

 

 

PESARO, CUORE D’IRLANDA!

Chi ha pensato il logo per il nuovo city brand non ha avuto certo una botta di fantasia. Perché basta digitare il nome di Belfast su Google e si scopre che il logo scelto dalla città nord-irlandese è praticamente identico a quello progettato per la città di Pesaro in Italia e all’estero. Solo che il cuore (rosso) pesarese, girato, rappresenta anche una P, iniziale della nostra città. E quello di Belfast è sempre un cuore rovesciato, ma che nella posizione in cui è messo rappresenta una ‘B’, iniziale appunto della capitale dell’Irlanda del Nord.

SALERNO

Memorabile, in senso negativo, resta un altro logo italiano, più precisamente della città di Salerno. Costo per creatività e sviluppo: 200 mila euro. A voi i commenti.