IL GRANDE FRATELLO MADE IN CHINA

22 novembre 2017

Compreremo, condivideremo, saremo valutati e quindi premiati o ammoniti, qualunque sia la piattaforma che useremo. Intanto la Cina valuterà i suoi abitanti in base a come si comportano online. Il grande fratello sbarca in the real life.

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Il Grande Fratello. La nostra vita quotidiana è ormai totalmente votata alla tecnologia. Compriamo, ordiniamo cibo, incontriamo la nostra anima gemella, noleggiamo bici, auto, scooter, condividiamo sulla rete ricette, tutorial e pressoché tutti i momenti del nostro vissuto esistenziale. 7 giorni su 7, H24.

In questa rivoluzione culturale, oramai irrefrenabile, i nostri fratelli cinesi sono già proiettati oltre l’inimmaginabile, oltre la finzione degna di una qualsiasi puntata di Black Mirror. Basti pensare che negli ultimi 10 anni gli acquisti online si sono moltiplicati di oltre cento volte e la Cina è sempre stato ‘IL’ colosso dell’e-commerce; da qui l’iniziativa del governo cinese, di monitorare e dare un giudizio riguardo i comportamenti di acquisto dei suoi abitanti, attraverso un sistema di valutazione che li premierà o li sanzionerà in base all’atteggiamento assunto.

Sulle sanzioni ci sarà l’imbarazzo della scelta, ma la ‘punizione’ principe per chi si macchierà della colpa di “inaffidabile”, specifica il consiglio di stato cinese, saranno ingenti limitazioni nei consumi: connessione internet più lenta (un durissimo colpo per ogni cinese del nuovo millennio!), accesso limitato a determinati ristoranti o locali notturni, per sforare in ambiti legati ad alcuni diritti, come il libero accesso alle professioni o la limitazione dei viaggi all’estero. Roba da serie tv? Può darsi, ma sta di fatto che la Cina sembra non scherzare affatto.

In questo Grande Fratello virtuale, in cui le altre persone danno un voto alla vita altrui, si snoda l’intricato sistema di rating con il quale il governo cinese ha intenzione di “premiare” o “punire” i suoi cittadini. Il primo a sperimentare questo nuovo metro di giudizio è stato Meng Qingle, lavoratore per Baidu WaiMai, una sorta di JustEat in salsa cinese. Meng racconta di come ogni volta che esegue una consegna, il cliente esprime un punteggio in base al servizio svolto che, di conseguenza, impatta sulla sua “professionalità”: argento, oro, diamante, “santo” (subito!) e “mitico”. In base a questa classificazione è pressoché sentenziato il suo destino, ma anche il suo stipendio e quanto gli spetta di commissione per ogni consegna. Meng si professa molto soddisfatto perché si è già posizionato al livello più alto – è un “mitico” – e spera di potersi mettere in proprio tra qualche anno per tornare a casa e aprire una stazione di Baidu WaiMai nel suo distretto.

In realtà, senza andare fino in Oriente, qualche avvisaglia simile è giunta anche da Noi, in Europa e nel Bel Paese. Basti pensare alle valutazioni che diamo ai runner dei vari food delivery o agli utenti che noleggiano le bici dei nuovi sistemi di bike sharing a flusso continuo (Ofo e Mobike, per intenderci). Ma che una valutazione possa compromettere la nostra laurea o l’accesso a determinati diritti, quello ancora risulta impensabile nella logica culturale del nostro sistema sociale.

Che la situazione ci stia sfuggendo di mano? Che sia giunto il momento di frenare Il Grande Fratello?

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