EPIC FAIL DELLA PUBBLICITÀ ITALIANA

02 ottobre 2017

Il caso Carpisa è solo l’ultimo in ordine di tempo, ma di epic fail la pubblicità Made in Italy è stracolma. Ecco a voi una carrellata dei flop più significativi…

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Epic Fail. A volte basta un passo falso, uno scivolone, una strategia non pervenuta per rovinare mesi e mesi di duro lavoro e mandare tutto a pupazze. In questo articolo abbiamo selezionato per voi i casi di advertising epic fail più succulenti, delle vere e proprie debacle in materia di comunicazione, per comprendere la portata di effetti spesso imprevedibili, altre volte proprio ‘cercati’. Scorriamoli insieme.

I GUERRIERI DI ENEL

Apriamo le danze degli Epic Fail, con la campagna ‘Guerrieri’ di Enel, lanciata il 26 agosto 2013 su una piattaforma di storytelling dove gli utenti vengono esortati a condividere le proprie storie, le proprie battaglie quotidiane. “Cerchiamo i #guerrieri del quotidiano”, recita il sito dedicato all’iniziativa, “quelle persone che, tra mille difficoltà, stringono i denti e vanno sempre avanti. Che sia sul posto di lavoro, in famiglia, nel volontariato, che sia in risposta a una malattia o a un problema economico, i #guerrieri non mollano”. Le storie inviate dagli utenti sono molteplici, ma l’iniziativa di Enel, quasi subito, prende una piega diversa e opposta. L’hashtag #guerrieri dà modo agli utenti di sferrare un attacco senza precedenti all’azienda, anziché partecipare al concorso: sul social network cinguettante le accuse, gli sfottò, le contestazioni di matrice ambientale si sprecano. Insomma, una campagna che ha sottovalutato la rabbia e la frustrazione dei tanti che lottano veramente e che stanno perdendo la loro battaglia, all’apice, nel 2013, di una crisi economica internazionale senza precedenti.

LA FAMIGLIA BARILLA

Altro esempio di Epic Fail, boomerang diretto sulle gengive, e di proporzioni colossali, per la nota azienda produttrice di pasta che ha fatto parlare di sé per settimane. Le parole pronunciate da Guido Barilla contro la comunità gay generarono non poco scalpore sul web. Negli anni ’80? Nein, soltanto 3 anni fa. “Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca”. E altra marca fu. Sulla rete nacque subito un movimento di protesta e di denuncia che si concretizzò nella creazione di un hashtag di successo come #boicottabarilla. L’unica strada percorribile, per apporre almeno le toppe, è un videomessaggio internazionale, diffuso sui canali social del marchio, sul sito e su Youtube, in cui Guido Barilla ammette di essere triste e dispiaciuto per le reazioni. Ovviamente ‘ci mangiarono’ sopra altri noti, e meno noti, brand concorrenti con campagne assolutamente gayfriendly che riscossero un discreto successo a spese del mulino della famiglia ‘perfetta’.

MELEGATTI feat. MEDIAWORLD

Altro esempio di Epic Fail sempre in ambito LGBT. Visto che in Italia siamo sempre avanti sul tema dei diritti civili, si annoverano altri due autogol arcobaleno, stavolta firmati Melegatti e Media World. L’azienda produttrice di dolci natalizi e pasquali inciampa clamorosamente in un grossolano errore di comunicazione. Sui suoi canali social ha infatti pubblicato un’immagine pubblicitaria che recita: “Ama il tuo prossimo come te stesso…. basta che sia figo e dell’altro sesso!”. Un distinguo ben voluto e chiare lettere. Il messaggio fa storcere il naso, eufemismo docet, a tantissimi utenti sui social network che protestano accusando l’azienda di omofobia. Una comunicazione lanciata on line, peraltro, in pieno clima ‘unioni civili’, della serie: come non stare sul pezzo e con le fette di pancetta coppata sugli occhi.

San Valentino, festa degli innamorati. Ma sempre e solo innamorati di sesso opposto. Almeno per Media World. La nota catena di distribuzione tecnologica, infatti, lancia un concorsone dove si possono vincere 100 secondi di shopping ‘a sbafo’, a coppia. Purché coppia eterosessuale. È quanto recita il volantino promozionale di Media World. Risultato prevedibile: polemiche, insulti sulle pagine social ufficiali dell’azienda e il consueto e già collaudato barilliano hashtag di boicottaggio. L’iniziativa accusa un forte calo di partecipanti, in questo caso difficilmente difendibile e sorprende che un’azienda di tale importanza sottovaluti l’impatto negativo che può avere una comunicazione e-sclusiva di questo tipo. Dopo le polemiche Media World interviene per raccogliere più latte possibile ormai sversato a litri e cambia il regolamento, comunicandolo sui propri canali social. Too late.

CASO TRENITALIA

Nel 2012, la principale società italiana per la gestione del trasporto ferroviario ha la geniale ideona-ona, di invitare un gruppo di blogger a trascorrere una giornata sui loro treni, in un momento storico dell’azienda non proprio idilliaco per via di pregressi disagi subiti dagli utenti, pendolari in testa. Hashtag? #meetFS. Uh uh! Peccato che i tanti passeggeri inferociti e stressati dai mille ritardi non aspettavano altro: venne utilizzato subito dai tanti clienti per denunciare i disservizi della compagnia ferroviaria. Anche qui, cari gota del social media marketing, rivedere pesantemente il capitolo ‘tempistiche’.

TERREMOTO GROUPALIA

Chiudiamo col botto. Terremoto in Emilia Romagna, la terra trema con annessi danni e drammi. Cosa fa Groupalia? Qualcosa di veramente impensabile e, diciamolo, anche di cattivo gusto. Invita le persone a non aver paura e a prenotare un volo per, rullo di tamburi, Santo Domingo. Con tanto di hashtag #terremoto. Geni del male? A quanto pare sì. In poco tempo GroupaliaIT diventa trending topic su Twitter, grazie a vagonate di critiche feroci contro una gaffe che potrebbe essere citata negli annali di comunicazione e marketing sui social network nel capitolo “cambia mestiere”. Groupalia, a distanza di poche ore, si scusa ufficialmente, sempre su Twitter, e rimanda alla sua pagina Facebook con le scuse del Country Manager per l’Italia, con il sempreverde ‘Chiediamo scusa, non era nostra intenzione offendere nessuno’, che non ha spolverato le macerie oramai ben visibili su tutte le pagine social dell’azienda…

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